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Posts Tagged ‘melograno’

Ho notato che molti (4 persone in verità, ma per questo blog sono veramente molte) arrivano a questo sito dopo aver cercato su google “potatura melograno”, evidentemente in cerca di nozioni tecniche. Invece si trovano davanti l’immagine di un albero non certo esemplare come forma e un post che vuole essere più uno scherzo che altro.

Allora, ben lungi dal voler scrivere un manuale, butto giù un post con i criteri di massima che uso quando poto il melograno e altre piante (ma non tutte, badate bene, chè ogni pianta è diversa dall’altra e ognuna ha bisogno di criteri diversi, ad essere veramente pignoli ed esperti bisognerebbe potare diversamente anche varietà differenti della stessa specie, e anche individui differenti…).

Innanzitutto bisogna aver chiaro dove si trova la nostra pianta, in quale ambiente vive, e cosa vogliamo da lei. Il mio melograno è stato piantato da mia nonna, convinta che fosse nano, sotto la pergola dell’uva da tavola e a ridosso del confine col giardino del vicino. Invece è cresciuto, fino a passare tra i fili della pergola e svettare sopra di essa. Quindi, riassumendo: è un po’ all’ombra, non può espandersi molto, non deve crescere troppo in altezza sennò diventa ingestibile.

Io opero così: anni fa l’ho capitozzato, in corrispondenza di un ramo di sostituzione, affinchè crescesse sempre al di sotto della pergola. Se andasse sopra sarebbe difficile potarlo e ci si arrampicherebbero le viti, col risultato che non riuscirei a potare neanche loro. Notare che la mia pergola è alta quasi tre metri. Tutto i succhioni, i rami vigorosi che vanno verso l’interno della chioma e dritti verso l’alto, vanno eliminati, a meno che non ci servano per costituire o rinnovare una branca (non è il mio caso, chè l’albero ha un unico tronco e rami fruttiferi che si dipartono da questo). Nel caso vogliate rinnovare un ramo rovinato o troppo alto, tagliatelo fino al ramo vigoroso più utile, che poi indirizzerete (ma ci andrà da solo, dove si crea un vuoto); allo stesso modo, se pensate ci sia spazio per far crescere un’altra branca e avete un succhione in una posizione utile, lasciatelo, magari piegandolo un po’ (piegare un ramo e renderlo un po’ più orizzontale ne rallenta la crescita e ne anticipa la messa a frutto).

Anche tutti i rami secchi vanno eliminati, questo mi pare ovvio. E i rami che si intersecano: bisogna lasciarne solo uno. Pure la cima deve essere unica (per ogni branca). E i rami che vanno troppo in fuori ed ostacolano il passaggio o vanno a far ombra su altre piante vanno accorciati fino ad un ramo di sostituzione o ad una gemma utile.

Inoltre, il melograno è una specie basitona, come l’olivo e il nocciolo: noi vogliamo un albero, ma lui del suo sarebbe un cespuglio, quindi ogni anno dalla base farà tutta una serie di polloni che noi dovremo andare ad eliminare, in estate con una martellina o delle forbici affilate. A volte questi polloni vengono via con un po’ di radichette, ed è facile che, piantati in terra, prendano via e formino una nuova pianta. Nel caso si avessero queste velleità, meglio togliere i succhioni radicati in inverno, quando la pianta è in riposo.

A questo punto avrete una pianta vuota dentro, senza succhioni, che non impiccia in nessuna direzione, piena di rami produttivi… e che volete di più?

Nota bene: se la pianta è “abbandonata” da molti anni, il legno da eliminare sarà molto. una potatura drastica stimolerà la pianta a produrre molti nuovi rami e pochi  frutti o nessuno. Allora potete seguire due strade: o ve ne fregate dei frutti, tagliate quello che dovete tagliare e aspettate un altro paio d’anni, sempre eliminando in inverno i rami maldisposti, che l’equilibrio vegetativo della pianta si ristabilisca, oppure eliminate il legno gradualmente, con più interventi dilazionati in due-tre anni.

A parole è facile, no?

Andrea scripsit.

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Potatura “alla pugliese”

Oggi dovevo zappare e concimare ai piedi degli alberi (in realtà avrei dovuto farlo da dicembre, ma piove sempre…), ma tanto per cambiare la terra e troppo bagnata…

Allora giù di potatura. Glicine, albicocco e melograno. Per il glicine è facile, elimini tutto quello di troppo (e non è poco su piante di venti e passa anni) e speroni i tralci dell’anno passato a poche gemme; per il vecchio albicocco mi sono limitato ad eliminare una branca secca che un po’ mi ha fatto combattere perchè andava sopra la pergola, quindi ho dovuto lavorare tra i fili di ferro, e per il melograno… vedete un po’ voi. Mi dispiace di non aver fatto anche una foto PRIMA della cura per farvi fare il confronto… ma non c’ho proprio pensato. Chi è stato in Puglia riconoscerà una tipica impronta regionale nello stile… a Lecce ho visto anche dei pini potati in questa maniera…

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Andrea scripsit.

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