by Michael Moore.
Andrea consigliavit.
by Michael Moore.
Andrea consigliavit.
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Torno a voi dopo mesi di assenza, che potrei anche giustificare se volessi, ma non devo, chè non mi pagate mica, eh! Forse qualcuno pagherebbe perchè la smettessi con tutte ’ste fesserie… Allora, facciamo un piccolo bilancio. Il giardino è la solita selva relativa, nel senso che per me è ok ma per l’osservatore esterno è più caotico della danza degli aminoacidi nel brodo primordiale. La differenza sta nell’ottica e nella definizione di “giardino” (già lo so, è la mia che è sbagliata; ma chissenefrega). Oggi vedrò di piantare un paio di fichi e qualche pianta di moscato. Prima che arrivi l’acqua, ho visto le previsioni del tempo e mettono un due settimane di pioggia… allegria. Per ora mi son limitato a far ordine e sistemare i vasi, che non è un lavoro da poco; ogni anno mi dico che son troppi, specialmente in estate richiedono troppe cure, ma poi non riesco ad eliminare le painte, anzi è già molto se non aumentano (diciamo che negli anni in cui son bravo ne aggiungo più o meno quanti ne ero riuscito ad eliminare a fine stagione).
L’orto sotto casa è quasia posto, bieta e cicorione crescono ad un ritmo maggiore di quanto mia madre non sia disposta a cucinarne, le cipolle segnano le file, i carciofi son belli rigogliosi (tranne le solite due piante che si ostinano a seccarsi ogni anno, nonostante le continue sostituzioni), due aiuole son bell’e pronte per accogliere rispettiavmente aglio e insalata da taglio/rucola. I peperoncini sono appesi a seccare. Le cime di rapa hanno avuto il deludente insuccesso di tutti gli altri anni, devo ormai arrendermi all’evidenza dei fatti ed accettare che il terreno del mio orto non è loro congeniale.
L’orto grande, quello distante da casa, è un po’ più problematico di quanto non pensassi. La terra è pesante, differente dal terreno sciolto a cui sono abituato (viziato). Colla finchè umido (e ci rimane moooolto a lungo) e roccia quando è secco. Difficile da lavorare a mano, ma stiamo addivenendo ad un compromesso. i finocchi crescono, tranne quelli vicino allo stradello che sono martoriati dalle limacce (una piaga veramente). I broccoli son giganti e cominciano ad avere qualche noia dalla cavolaia, ma non sembrerebbe nulla di serio. I radicchi son bellissimi, anche loro un po’ mangiati ma nulla di grave. Le fave seminate ad inizio mese son spuntate, ho messo una varietà a seme nero arrivata direttamente dalla Puglia. Se ce la faccio domani semino una fila di piselli, una varietà comprata anni fa da Thompson & Morgan, particolare per l’assenza di foglie; fa fotosintesi col fusto e le stipole. Ho deciso di usare anche in quest’orto il sistema ad aiuole, delimitando strisce coltivate larghe 1,2 metri intervallate da stradelli di 50 cm, per rendere più agevoli le lavorazioni del terreno, visto che son costretto (per scelta) ad effettuarle a mano. Ho preparato dei picchetti in tondino da carpenteria con la punta dipinta di rosso per segnare le aiuole, anche se l’ideale sarebbe avere delle mattonelle da giardino con cui segnare gli stradelli… ma non ho intenzione di investire denaro in questo progetto, visto che l’orto non è mio…

Ultimo esperimento in cucina sono state due confetture: la prima di peperoncini e la seconda di castagne. L’ultima è venuta bene, ed è inutile parlarne (se qualcuno vuole la ricetta non ha che da chiedere). Quella di peperoncini… beh, non è che sia venuta male però… è decisamente immangiabile. Troppo piccante. Non c’è niente da fare, non riesco a trovare un uso per quegli Habanero. Credo smetterò di coltivarli. Forse ho sbagliato ricetta (sicuramente), volevo fare l’uomo duro che non deve chiedere mai ed ho proceduto usando esclusivamente peperoncini e zucchero, a dispetto di quanti consigliavano almeno un 60% di peperone dolce. L’anno prossimo seguirò quest’ultima.

Quest’ultima immagine, a fuoco come sempre, è il peperoncino “Pinocchio’s nose”, anch’esso by Thompson & Morgan, eccezionale per lunghezza quanto scialbo in piccantezza; per la serie non sono le dimensioni che contano.
A breve (sempre contando i miei tempi geologici) conto di proporre una pagina apposita riepilogando le varietà di peperoncino e pomidoro coltivate quest’anno, dando per ognuna consigli e giudizi (per lo più mi limiterò a dire se vale la pena o meno; sto cercando, per motivi di spazio e comodità, di restringere la cerchia…).
Per ora mi pare sia tutto, ciao ciao.
Andea scripsit.
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Eccoci di ritorno dalla Liguria. Il paese che si vede sullo sfondo se non erro è Corniglia, mentre gli scogli su cui sedevo erano ancora in territorio di Manarola.

Io, animale di terra… mi fa un certo effetto vedermi in questa veste marinara…Ma non vi preoccupate, son tornato, e già ruzzolo di nuovo fra vanghe e aiuole, progettando l’orto invernale e abbeverando le mie protette.
Ovviamente da questo viaggio in Liguria son tornato più ricco di un olivo taggiasco (20 euro un astone di due anni, mortacci…) e di una pianta di capperi, più alcuni peperoncini carini rubati da un vaso. Rubare peperoncini dai vasi per poi riseminarli a casa l’anno successivo ormai è un must delle mie vacanze…
Andrea scripsit.
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Avete presente il lardo di Colonnata? Bene, lì lo fanno nelle conche di marmo nelle grotte, e noi questo lusso non ce lo possiamo permettere. Ma ci arrangiamo come possiamo.
Prendiamo un amico che sta ammazzando (pardon, macellando) un maiale. Magari di dicembre, chè a me è toccato di giugno ma non è proprio il periodo più ortodosso. Facciamo che magari col lardo non ci fa niente, parecchia gente lo butta e via. Gli diamo una mano forenendo un po’ di bassa manovalanza e un paio di bottiglie di birra, e in cambio ce ne torniamo a casa con una decina di braciole, un bel pezzo di costato, e un bacile pieno di pacche di lardo da ritagliare e condire a piacere.
In una bacinella (lo so, la plastica non è proprio un tocco di classe) mettiamo due dita di sale grosso, disponiamo uno strato di lardo, condiamo con un trito di aglio, alloro, salvia, rosmarino, mirto e peperoncino, copriamo con altro sale grosso e via con un nuovo strato, finchè non siano finiti il lardo o la bacinella.

Ora via in cantina, e attendiamo sei mesi che stagioni…
Andrea scripsit.
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Non sono morto, come questa mia assenza prolungata potrebbe far pensare… Sono solo indaffarato, chè ho raccolto un altro orto da rimettere in sesto e curare, e sono alle prese con un repulisti generale da baracche e baracchette abusive, rifiuti ingombranti d’ogni genere ed erbacce su erbacce (volevo fare delle foto, ma mi scordo sempre la macchiana fotografica)… Più l’ordinaria amministrazione di casa.
Oltretutto in estate ci dobbiamo anche mettere la mia solita voglia di non far nulla, che in primavera sono pieno di progettualità e metto in ballo molte avventure, poi in estate mi manca la fantasia di portarle avanti, starei tutto il giorno a leggere sull’amaca…
Questo maltempo improvviso ha mietuto le sue vittime, nell’orto i pomidoro son tutti macchiati dalle grandine e qualche ramo s’è spezzato, l’uva è spaccata, le zucche e l’insalata son ridotte a coriandoli, le albicocche hanno una superficie simile alla crosta lunare, le perette (il mio orgoglio di quest’anno) hanno i lividi. Oggi ho fatto una passeggiata distribuendo poltiglia bordolese un po’ ovunque (1% per ortive, vite, rovi, luppolo, 0,5% per olivi ed agrumi).
Nel frattempo nell’orto nuovo la porzione di terreno libera dovrebbe essere lavorata ma dobbiamo attendere che asciughi…
Quindi ci diamo daffare come possiamo (vedi prossimo post).
Andrea scripsit.
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Quando l’ho vista che raspava in terra tutta presa dal suo lavoro sono corso a prendere la macchina fotografica, ma appena tornato era già sulla via di fuga.
Questa simpatica bestiolina ha appena deposto le sue uova tra il salice, il vecchio cumulo del compost e la macchietta degli iris. Spero che il posto non risulti troppo umido, chè per far crescere il salice do l’acqua tutti i giorni… Devo andare a controllare quanto tempo di incubazione hanno le tartarughe; ricordo che la temperatura media del terreno deve aggirarsi tra i 30 ed i 33 gradi, e che un estremo fa nascere tutte femmine, l’altro tutti maschi. Ma non ricordo quale.
Qui un po’ di info. La tentazione di prenderle e metterle in incubatrice è alta… ma desisterò.
Andrea scripsit.
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Cosa ci fa un vaso arrampicato e imbragato su un ramo del vecchio albicocco?

Semplice, partecipa al progetto Margotta 1.0: strozzatura della base del ramo con un filo di ferro per ostacolare il passaggio della linfa e stimolare l’emissione di radici, messo in un vaso tagliato riempito di sabbia (in base ad un vecchio consiglio di Remo, se si secca la torba stenta a riprendere umidità, l’acqua gli scivola sopra, invece la sabbia no…). Mezzo metro più in là, in terra, stiamo provando con un innesto per approssimazione.
Non sono mai riuscito ad innestare questo albicocco su mandorli o albicocchi franchi, mi muore sempre. Eppure è una così bella varietà, ma non ne conosco il nome, non so come ricercarla, e l’albero è ormai molto vecchio, va per i 60, ha i giorni contati… Ho molta fiducia in questi ultimi due sistemi.
Andrea scripsit.
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“When Banks Fail, It Is Seldom Bankers Who Starve”. Terry Pratchett, Going Postal.

Queste sono le sagge parole del golem Mr Pump. Mio zio ha un negozio di frutta e verdura. Immagino che se lui fallisse, non sarebbero certo i suoi clienti abituali a risentirne economicamente, ma mio zio in prima persona. Un’altra legge che per le banche non vale. Continuiamo così, facciamoci del male.
Andrea scripsit.
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